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Lu fazzole

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Il turpiloquio e la parolaccia PDF Stampa E-mail

Una lettera di un appassionato che volentieri pubblichiamo.

Una indegna moda che non qualifica nè il Teatro nè le Compagnie

Qualcuno nel leggere il titolo dell’articolo storcerà il muso ed inveirà contro il solito bigotto di turno. No. Non si tratta di essere bigotti o baciapile si tratta di volersi distinguere da tutti quegli spettacoli di cabaret, teatro o TV che sono solo veramente degni della qualifica di spazzatura!

 

Girando per le piazze del nostro Abruzzo troppo spesso ci si imbatte in compagini (...non le vogliamo qualifi care compagnie!) che della parolaccia, dei gesti, dei volgari doppisensi e del turpiloquio fanno l’essenza di testi scadenti, insignificanti e vuoti e di una recitazione che nulla ha di teatrale!

Certo il grosso pubblico ride ed applaude, così come oggi si ride delle nefandezze volgari di certa TV, ma veramente paga questo modo di fare spettacolo? Non crediamo e non vogliamo credere che il pubblico del Teatro Amatoriale Abruzzese sia composto sostanzialmente da persone che sghignazzano alla prima volgarità che sentono. No! Il pubblico del nostro teatro è capace di distinguere il Teatro, quello con la T maiuscola, da una parvenza di spettacolo teatrale. Lo sa distinguere tanto che rigetta, non approva e non premia questo genere tanto negativo.

L’idea di scrivere questo articolo ci è venuta ascoltando una gentile signora che, rispondendo ad un’amica, diceva testualmente: “Se pure questa sera devo venire in piazza a sentire parolacce e volgarità... me ne sto a casa”. Fortunatamente, poi, è venuta ed ha potuto assistere ad uno spettacolo degno di questo nome!

Ma la cosa che ci indigna di più è quando, ben conoscendo attori ed autori abruzzesi, ci si accorge come autori validi e attori dalle grandi possibilità indulgano o, peggio, abusino delle scurrilità, nel tentativo che, per fortuna, non sempre e non con tutti riesce, di far apprezzare il loro spettacolo.

A costoro ci sentiamo di dire con forza e con determinatezza che scrivere o inserire parolacce nelle commedie dimostra in modo inequivocabile come nei loro testi ci siano mancanza di idee e povertà di comicità e come gli attori non siano degni di questa qualifi ca. Proprio a questi ultimi vorremmo chiedere se si rendono conto che i pilastri della comicità italiana - quegli autori e quegli attori che hanno fatto del teatro, del cinema e della televisione italiani un esempio ed un insegnamento per tutto il mondo - mai e in nessun modo hanno detto o scritto volgarità. Eppure i loro nomi e i loro insegnamenti li abbiamo ancora vivi e vitali.

Ecco che la nostra idea ancor più si concretizza: attori scarsi ed impreparati che dicono (non abbiamo usato intenzionalmente il vocabolo recitare) battute scritte da autori altrettanto ineffi caci o, peggio ancora, di ottimi autori cui vengono aggiunte gratuite volgarità.

Per fortuna il buon teatro c’è ed è vivo e vitale come quello dei pilastri della comicità italiana! Ci si permetta un’ultima chiosa: le commissioni selezionatrici di rassegne e di premi abruzzesi dovrebbero essere drasticamente dure ed infl essibili non ammettendo compagnie che si permettano di proporre un teatro indegno di questo nome.

Il Censore di Turno

 

 

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