Gli Amici della Ribalta hanno raggiunto e superato da tempo il traguardo dei 10 anni di attività con un considerevole numero di allestimenti, alcuni dei quali premiati in rassegne e festival. Il gruppo storico di attori che nel 1963 si è formato nel piccolo teatro Antoniano, ricostituitosi nel 1989, ha tuttora energie e passione per poter continuare il percorso di crescita artistica che è concessa ad attori non professionisti ma comunque sostenuti dalla ricerca di un costante miglioramento. La credibilità della Compagnia in questi anni è cresciuta gradualmente, conquistando un pubblico sempre più attento e appassionato alle prestazioni che periodicamente gli "Amici" hanno allestito. Dagli impegni Eduardiani, a Cara Moglia, a "La puteche de lu cafè", i consensi sono sempre stati. positivi e hanno permesso di acquisire un livello di interesse e stima del pubblico regionale. L'attenzione verso nuove esperienze ha portato ad un felice incontro con un un gruppo di giovani attori e attrici, che da qualche anno hanno affrontato il palcoscenico con entusiasmo e passione, iniziando anch'essi dal piccolo teatro Antoniano. Il gruppo teatrale "Terra Nostre" ha allestito in J questi anni diverse commedie in vernacolo di autori nostrani quali Di Loreto - Liberati, Italino Giancristofaro, Mario Bosco, approdando dalla commedia dell' arte all' operetta. La bella esperienza del gruppo ha permesso una costruttiva collaborazione con gli "Amici delle ribalta", sviluppatasi prima estemporaneamente, ed infine approdata ad una vera fusione che ha arricchito la Compagnia di entusiasmo e risorse umane. Il lavoro teatrale con il quale si festeggia il debutto del "Gruppo Giovani degli Amici della ribalta" è una bella commedia del compianto Plinio Silverii, stimato scrittore e autore di teatro dialettale di cui si riferisce a fianco. Gli "Amici" si proiettano in un progetto impegnativo, ambizioso ma nel contempo stimolante: l'allargamento della struttura associativa con più allestimenti contemporaneamente in cartellone. E' un ulteriore impegno per la dirigenza amministrativa ed artistica, per i tecnici, per gli attori ma ampiamente ripagata dalla gioia di vedere crescere giovani talenti, accompagnarli nel difficile esercizio teatrale e scambiare con loro ruoli, impressioni, sensazioni e progetti. Qualche malevola insinuazione può farsi strada: l'età giovanile dei neofiti andrà a supplire la senescenza del gruppo storico? In teatro la senescenza è un valore aggiunto, l'età in teatro matura, concede prestazioni inattese. Sicuramente il nostro tentativo ci rassicura e ci propone un futuro più appassionante per la presenza di un gruppo di giovani di talento. Il presidente Ermanno Di Rocco
PROFILO DELL'OPERA
"Lu fazzole", commedia di Plinio Silveri, prolifico e validissimo autore di opere teatrali in vernacolo, raccoglie le tipiche figure di un Abruzzo popolare, ancorato alle tradizioni più antiche, testimoni di un folclore vivo ma anche di una società oppressa da retaggi culturali. Plinio sa portare sulla scena le problematiche sociologiche che hanno caratterizzato il nostro Abruzzo ed in particolare la donna. La famiglia, la comunità, il fatalismo arcaico tramandato nei secoli, vengono a condizionare pesantemente la libertà individuale, soggiogandola a opportunismi e volontà gerarchicamente consacrate. Tra le tante "regole", una delle più penalizzanti prevedeva, nei nostri paesi, che la fanciulla a cui veniva rubato "Lu fazzole", era costretta a sposare l'autore dell' azione. In caso contrario, la ragazza sarebbe rimasta disonorata e quindi rifiutata da tutti i giovani del paese. Da questo spunto parte la bella storia, raccontata con grazia ed umorismo da Plinio, che nel suo teatro è riuscito sempre a cogliere gli aspetti più veri della cultura popolare abruzzese. La vita paesana è raccontata nella sua espressioni più tipiche quali la superstizione, il fatalismo, le regole imposte, pesanti fardelli da rimuovere per chi, in clima di modernità, tende ad abolirle. I personaggi sono credibili nelle loro esternazioni più tipiche dell'epoca, ma non è difficile proiettarli ai nostri giorni. La distinzioni in classi, la definizione di ruoli categoricamente definiti quali la comparanza, l'autorità, il matriarcato invadente e pettegolo, i rituali quali il matrimonio predeterminato dai genitori, disegnano un microcosmo che persiste ancora ai giorni nostri anche se mimetizzato in altre strutture sociologiche. I "siparietti" con cui Plinio arricchisce la commedia ripropongono le tappe fondamentali di una comunità ancorata a retaggi come la cerimonia del "parlamento", ovvero dell'incontro delle famiglie per discutere la dote da offrire alla controparte, in una sorta di compravendita maritale; e ancora "la comparanza di San Giovanni", celebrata dalle giovanette con filastrocche e litanie, rinnovano la memoria di un Abruzzo antico, quasi pastorale, ma ancora presente nella nostra memoria. Non deve trarre in inganno la "leggerezza drammaturgica" di Plinio in quanto la storia affronta un sottotesto impegnativo e sociologicamente profondo. L'amore fra due giovani che muove la vicenda è proposta con la tenerezza che ci porta indietro nel tempo e ci fa recuperare spontaneità e sentimenti che, in regime di globalizzazione, tendono ad essere omologati. Il percorso sarà articolato, ricco di colpi di scena, disegnato con i colori dell' Abruzzo più vero, con personaggi capaci di procurarci riso e commozione. Note di regia di Mario Pupillo